martedì 13 novembre 2007

lunedì 22 ottobre 2007

domenica 9 settembre 2007

Nuovissime da Cava Torre


8-9 settembre 2007

Grandi novità da Cava Torre. La volta precedente si era fermi sul meandro cercando un passaggio comodo in alto oppure in basso.
Entrano in grotta in quattro Metz, Vainer, Marinella e Pito giunti sul punto si decide per la via alta, quasi asciutta, da fare però tutta in opposizione , gomiti e ginocchia sono stati sollecitati a dovere. Si arriva finalmente al primo pozzo, un semplice -10 di dislivello ma davanti si apre un meandro alto sui trenta metri di dimensioni quasi simili a quelle dell'Abisso Guaglio . Sono stati scesi altri due pozzi, che poi risultano essere allargamenti del meandro in corrispondenza di arrivi d'acqua dall'alto. Per ora siamo fermi davanti ad un nuovo salto per fine materiale, ma la grotta va alla grande. Se non si incontrano disturbi tettonici che possono aver alterato il corso del torrente questo menadro è assai probabile che ci porti molto lontano.
Il Max ed io intanto abbiamo fatto una battuta all'esterno, sopra la cava, individuando oltre ai buchi soffianti già noti qualche altro che conferma come sia questa la zona giusta per cercare un altro ingresso che taglierebbe la parte più disagiata della grotta finora esplorata arrivando direttamente sul meandro. Prossimamente decideremo dove attaccare.

Ciao,

Franco

lunedì 27 agosto 2007

Cavatorre fa le bizze

27 agosto 2007

Ciao cari,

purtroppo per il momento Cavatorre continua a fare le bizze, nel modo in cui solo lei sa: ti lasci alle spalle quei merdosi calcari selciferi (fautori tra l'altro di un piccolo infortunio ad un dito di Siria) per entrare nel pieno di un bel marmo bianco, compatto... tanto compatto che l'acqua non ce l'ha fatta per l'ennesima volta ad allargarlo abbastanza per consentire il transito a noi umani, evidentemente troppo voluminosi!!!

Niente è perduto, comunque, perchè anche il buon Salvioli (che era dei nostri assieme a Max, si, avete capito bene:MAX!!) ha dovuto ammettere che effettivamente la grotta sembra essere un po' più grande e complessa di quanto il suo termometro gli abbia raccontato fin'ora. Forse pagherà anche la sua scommessa, ammettendo così di averla persa: sento già profumo di pizza! In conclusione abbiamo in effetti visto poco di nuovo rispetto quanto fatto la volta scorsa con Marinella, anche perchè, ad essere sinceri, la parte "diversamente giovane" della nostra squadra (pur facendo tutto quello che c'era da fare) ha un po' rallentato il ritmo...

D'ogni modo è stato attrezzato il saltino che avevo sceso in libera la volta scorsa, che presenta una prima parte piuttosto stretta e scomoda ed una seconda parte alquanto umida: probabilmente si potrà fare qualcosa per renderne più agevole il superamento (ho fatto il più in fretta possibile perchè gli altri gelavano!). E' si, perchè in questa nuova zona della grotta c'è una rivoluzione di correnti d'aria notevole, con cambi di direzione ed aumenti di volume impressionanti!! Proprio quest'aria fa ben sperare, anche se, per poter continuare verso il basso, occorrerà ritoccare il bel meandro scegliendo l'altezza migliore a cui farlo (in basso è molto bagnato, a metà sono riuscito ad avanzare una ventina di metri in ambiente molto tecnico - sequenza di strettoie sospese... - , in alto sembra essere parzialmente ostruito da una frana. Tenete presente che, ad occhio, il massimo sviluppo verticale di questo micidiale meandro sembra superare i trenta metri!!!). Verso monte sembra invece percorribile, a patto di attrezzare qualcosina di sicura: non sarebbe male trovare un altro ingresso che conduca più agevolmente in queste zone, magari anche senza passare per la cava.

Per i tempi a venire direi che sono impellenti due cose:

-proseguire il rilievo, per capire come ci si sta muovendo dentro la montagna (anche nell'ottica di cui sopra);

-fare una pulizia ospedaliera di tutte quelle lame (ACT dice che è bitume...) che rendono infida e alquanto pericolosa (chiedete a Siria!) la progressione nella zona di meandro alla base del saltino nuovo; all'attacco del medesimo si trovano già due mazzette atte all'uopo.

Oltre a queste, in grotta ci sono già due corde (20 e 45), qualche attacco e un bulacchino di carburo di riserva per i trogloditi come me!

Fino a metà ottobre sarò abbastanza impegnato con il corso GSB-USB, per cui difficilmente riuscirò a tornare... Se qualcuno può farlo prima e vuole ulteriori informazioni non esiti a contattare uno di noi quattro, ultimi in ordine di tempo a calcare le orme della Serenaia underground (badate alla pronuncia se vi relazionate con Franco!!!)

A presto, Mez

lunedì 30 aprile 2007

Di nuovo sull'orlo dell'abisso a Cavatorre


sabato 29 aprile 2007

Il dubbio era: andiamo in grotta o alla festa di Nebbia e Cecile? La risposta è stata: facciamo tutte e due le cose! E così abbiamo fatto. L'infaticabile Mez, l'uomo dai piedi scalzi e dal cuore caldo, propone di passare parte del lungo ponte della Festa dei Lavoratori a... lavorare in fondo a Cavatorre! "Prendo tutti io in magazzino - mi dice - e ci vediamo ad Agliano; siamo io, Siria e tu e Lella, e se vuol venire qualcun altro fallo sapere in giro!" Ok, accettato, ma alla fine mi scordo di metterlo in lista e così venerdì sera siamo solo noi quattro, in una Agliano silenziosa e dal clima primaverile stupendo, con le stelle che punteggiano un bel cielo sereno orlato dal profilo delle montagne.

I primi raggi di sole scaldano in fretta la veranda di Agliano, che comincia a riempirsi di vespe e calabroni dall'aspetto poco rassicurante (bisogna che qualche coraggioso si decida a togliere quei nidi maledetti, per fortuna all'esterno delle vetrate!). Colazione abbondante e sosta dal Vincè per panini e aranciata prima di salire verso Serenaia.

In valle non c'è più un filo di neve e l'ingresso di Cavatorre è finalmente sgombero e agibile. Ci vestiamo e ci prepariamo ad entrare, io e Mez ai lavori duri, a spaccar pietre, e Lella e Siria ai lavori "leggeri", topografia ipogea. Ovviamente i tubolari sono pieni di conseguenza (noi mazzette, trapano batterie, etc.., loro bussola, cordella, quaderno con matita e gomma, e cibo).

La grotta è asciutta come in agosto; non c'è più quella fastidiosa pioggia da scioglimento neve presente all'ingresso e nei primi metri del grande scivolo oltre il primo pozzo. Scendiamo fino a -120, dove la condotta freatica nel marmo si innesta alla via principale della grotta. Qui ci separiamo dalle due topografe e risaliamo lungo il perfetto tubo di marmo fino alla successiva galleria sabbiosa, dove ci aspetta la fessura ventosa da allargare. Un saltino di pochi metri separa le due piccole gallerie, ma la presenza di sassi in bilico in cima a questo pozzetto ci consiglia di pulire un po', e con grande fragore Mez scaraventa giù diverse brutte lame non proprio stabili. Ciò fatto raggiungiamo la fessura, anzi quello che resta della fessura, perchè ormai è larga quanto basta per passarci e lavorare quasi comodamente. Uno, due e tre, quattro, cinque, sei, sette tentativi e poi ogni volta via di mazzetta, scalpello e piede di porco; 30 centimetri, 70, 1 metro, ancora un altro mezzo metro; siamo a 2 metri (che si aggiungono ai 5 già conquistati le altre volte)... "vai che si vede già di sotto"... "rompi quelle lame"... "provo io che sono mancino"... "dammi il cambio che sono stanco"... "ci passo, ci passo! ... metto fuori la testa, non c'è uno scivolo, c'è un pozzo verticale, sarà 10 o 15 metri, e poi c'è una forra tipo Pannè, ma non vedo dove finisce, va sia a monte che a valle; portatemi una corda e il mio discensore...".

Adrenalina alle stelle e nel tentativo di scendere questo tanto agognato pozzo, costato un mucchio di fatica, Mez fa un armo volante alquanto improbabile, dettato più dall'entusiasmo che dalla ragione. Un giro di corda attorno ad un quasi sasso staccato, rinviato sulla mia longe; io incastrato a testa in giù nella strettoia con i piedi allargati che spingono contro le pareti come fossi un nut. "Mez, - gli dico - non è un armo proponibile, scendiamolo la prossima volta che è meglio...." E così è! Intanto sono arrivate anche le topografe, hanno terminato il rilievo e lemme lemme usciamo dalla grotta, dove ci attende una meravigliosa luna piena che illumina la valle a giorno. Appena fuori telefono a Gigi (Martini), che è ad Agliano e ci ha promesso una cena per il nostro ritorno. La cena c'è, bella pronta e fumante, a base di maccheroni alle ortiche, melanzane, zucchine e pomodori grigliati squisiti, pesce azzurro gratinato, vino bianco e pecorino sardo. Di più non si poteva chiedere. E c'è anche il dolce, i resti del mega uovo di pasqua della Nicoletta, lasciato provvidenzialmente in frigo.

Il giorno dopo è tutto un viaggio (in tutti i sensi), perchè ci aspetta la grande festa di Nebbia e Cecile. Non oso raccontarla, ci vorrebbe un altro mail dedicata, anzi ben più di un mail. Avanti scrittori, attori, registi, fatevi vivi!

Francesco

PS per la cronaca: dislivello : -192m, sviluppo: circa 400 metri; direzione: 225° (andiamo verso passo pecore) ; aria: in uscita (a pasqua era ancora in entrata, c'è già la circolazione estiva); prospettive: al solito tante, fino a quando non chiude....

martedì 16 gennaio 2007

Saluti da Val Serenaia

Questo video è stato fatto con un sistema automatico in Internet. Io ci ho messo le foto e la musica, lui (internet) ha fatto il resto.

lunedì 19 giugno 2006

Apertura estiva Seranaialand


lunedì 19 giugno 2006

Salve a tutti, il parco giochi Serenaialand è lieta di annunciarvi la riapertura estiva e come tutti i parchi che si rispettino non manca una nuova attrazione...per ora non ha un nome, ma presto lo avrà...sperando che sia migliore dei precedenti!

ANTEFATTO

Era una inverno a cavallo del nuovo millenio, con Teto, Martini e qualcun'altro andammo a vedere un buco nel taglio della cava del Torre: uno scivolo, un cunicolo e poi un pozzo, grande, al contatto fra marmi e selciferi. Restammo un po' ad assaporare il profumo d'abisso, ben sapendo dove ci trovavamo: su un fronte di cava attiva! Inebriati dal quel profumo, la sera stessa eravamo a casa del Torre a chiedere di poter vedere cosa c'era al di là. La risposta, perentoria, fu: "No, non si può, ma fra qualche anno vado in pensione e forse la buca sarà ancora lì..."

Cercammo di dimenticarla...

INVERNO 2005/06

Ad Agliano giunge la notizia: il Torre è andato in pensione!! I ricordi riaffiorano veloci...non l'avevamo dimenticata davvero!

LO SCORSO WEEK-END

Torniamo in cava del Torre e ...la buca c'è ancora, non e' più sul piano di cava, ma "in parete", ma c'è ancora! Del detrito chiude parzialmente l'ingresso, ma bastano un paio d'ore con gli strumenti giusti (gentilmente lasciati in cava dall'ex proprietario) e i "provvidenziali" consigli dei nostri umarell Salvio e Gigi, alias Cip&Ciop, ed è fatta! Con quello che abbiamo scendiamo il pozzo rimasto inviolato anni prima...oltre continua con una nuova verticale!

IL WEEK-END

Ci ritroviamo ad Agliano venerdì sera: presenti Wainer, Stefi, Mez, Siria, Paconi e Sonia. Lo scopo chiaramente è andare a scendere la nuova buca...o meglio per me e Siria questo è lo scopo: Mez non sa ancora nulla. Poiché domenica era il suo compleanno, l'idea della sua amata era di regalargli un'esplorazione!! Quindi lo convinciamo ad andare in zona cava del Torre, portandosi tutta l'attrezzatura da grotta, per scendere un (inesistente) pozzo siglato dal Bolzaneto tanti anni fa....La notte passa tranquilla, a parte per oscuri personaggi che riempiono gli zaini di corde e moschettoni con fare guardingo.

Il sabato di buonora modenese partiamo per la valle. Raggiungiamo la cava del Torre, mentre Panconi, Sonia e Stefania vanno a farsi un giro a Foce Giovo. Una volta in cava, ancora con il raggiro, portiamo Mez di fronte al suo regalo di compleanno...direi che si possa dire che è restato letteralmente senza parole! Un po' di risate e dagli zaini mio e di Siria iniziano ad emergere corde, attacchi, sacchi e carburo. Ci prepariamo e andiamo...con Siria e Mez, volenti o nolenti, ormai entrati anche loro nel tunnel della Serenaia.

La grotta si sviluppa completamente lungo il contatto fra marmi e calcari selciferi: è pazzesco, si entra in un cava di marmo e dopo poche decine di metri sembra di essere in Pannè. Gli ambienti sono praticamente sempre grandi, inclinati secondo l'approfondimento degli strati, quindi avanziamo armando scivoli con un pavimento di selce e un tetto di marmo. E per fortuna che c'è il tetto di marmo: il selcifero è formato da strati alternati così sottili che è inutilizzabile per armare, quindi tutti gli attacchi sono fatti a tetto.

Ad ogni pozzo dobbiamo cacciare giù decine di lame di selce che sporgono fino ad un metro dalle pareti, sono talmente elastiche che il metodo più efficace è saltarci sopra! Ma tutto sommato è divertente. Ma soprattutto ci accorgiamo che la buca non sembra metterci in difficoltà: dopo ogni scivolo, ce n'e' un altro, più grande, ci sono arrivi, meandrini che soffiano aria.

In breve i nostri sacchi sono vuoti, ci restano giusto due spezzoni di pochi metri. Mez sta guardando come armare l'attacco dell'ennesimo pozzo, anche se non abbiamo niente con cui scenderlo: non ci vorremmo fermare più! Lo raggiungo, do un'occhiata anche io e...dall'altra parte mi sembra di vedere una nicchia, come...un galleria freatica?! Mez concorda con me e si lancia in una traversata-su-lame-di-selce-che-flettono-come-cartone, arriva di là, sparisce per un attimo nella nicchia e ritorna dicendo:"C'è il freatico, vi aspetto...anche perché non so come tornare indietro!".

Recuperati gli spezzoni facciamo un traverso come meglio possiamo e ci infiliamo nel Tubo! E' una bellissima gallerie freatica dritta, in salita, tonda, un metro di diametro, completamente nel marmo, talmente lucidato da sembrare ghiaccio. La percorriamo di corsa, Siria in testa, per una cinquantina di metri, scendiamo un saltino, un cunicolo e al di là...un altro pozzetto tutto nel marmo, che ci soffia aria in faccia. Non abbiamo più nulla. Non ci resta che tornare indietro. In breve siamo fuori, giusto per vedere le ultime luci lasciare Orto di Donna.

Riepilogando: saremo scesi 150m, mentre l'ingresso si trova a circa 1400 m slm, cioè la galleria si trova a 1250 m slm. In Buca Nuova non abbiamo mai visto nulla simile, nemmeno arrivando a 600 m slm. Sarà un accidente locale o qualcosa di più serio? Nei nostri sogni è la seconda e immaginiamo già di essere nella chiave di volta del complesso che unirà Due Mondi, calcare selcifero e marmo....ma lo scopriremo solo più avanti, per ora abbiamo due pozzi che aspettano solo di essere scesi e tanta aria da inseguire.

Ciao Wainer


domenica 12 marzo 2006

Nuova grotta!

10 marzo 2006

C'è una nuova (vecchia) grotta in Serenaia. Non ha ancora un nome e per ora è solo un piano inclinato che scende per 15 metri al contatto fra marmi e calcari selciferi. Il pavimento del piano è sui selciferi, il tetto della grotta è nei marmi. Siamo sul lato esterno della famosa sinclinale del Pannè, quindi quello buono per non finire nei diaspri. L'aria è forte e il termometro di Salvioli misura 3,2 gradi!
Lo sapremo nei prossimi week end.

Francesco

giovedì 26 gennaio 2006

Una magnifica giornata invernale...



Questo è Passo Giovo, con alle spalle il Pizzo d'Uccello (Toscana -Alpi Apuane settentrionali). In inverno è più facile cercare le grotte, perchè si vede la neve sciolta dall'aria più calda che proviene dal sottosuolo, ma a volte conviene di più stare al chiuso e al caldo. Qui siamo nel mese di gennaio del 2006, faceva freddo e c'era tanto vento. Anche la piccozza stava dritta come fosse una bandierina...

mercoledì 26 maggio 2004

Buca Nuova e il principio di scarsità



24 maggio 2004

Che notte, quella notte!
E' finito l'inverno, è terminato il letargo, e finalmente si torna in grotta. La neve si è sciolta quasi dappertutto, ad eccezione dei canaloni sui versanti nord e della sempre bianca Carcaraia. A dire il vero questa neve è rosa, e non bianca, a causa delle pioggie di sabbia sahariana.
La strada che sale al Donegani è un vero macello; tra il ghiaccio, i camion di cava e la "poiana" è rimasto ben poco di asfalto. Siamo in cinque: Enrico, Wainer, Zac, Lella e io. La sbarra che chiude la strada per le cave si abbassa sotto i nostri occhi, e per una manciata di minuti non riusciamo a portare su gli zaini in macchina. Poco male, per fortuna non abbiamo tanto materiale e la salita è tranquilla. All'ingresso di Buca nuova decidiamo di fare uno spuntino, giusto per non entrare a stomaco vuoto: una fetta di pane, un po' di companatico, e via. L'inverno ha lasciato qualche traccia del suo passaggio, e molti sassi all'ingresso sono pericolosamente in bilico, molto pericolosamente, e chissà perchè, dalla scorsa settimana ogni sasso è diventato "pericolosamente in bilico". Ne spostiamo qualcuno, qulache altro finisce giù dal primo pozzo, brutta storia: o facciamo di nuovo la disostruzione, o facciamo finta di niente e leggeri come delle farfalle bypassiamo la frana incombente. Optiamo per la seconda soluzione, anche se leggeri come farfalle non lo saremo mai!
Mano a mano che si scende, nelle attese fra un frazionamento e l'altro mi viene fame. Non sono il solo, anzi direi che sono in buona compagnia. Tutti, inspiegabilmente, hanno una gran fame! Vebbe', succede. Arriviamo al fondo. La nostra intenzione è di risalire il camino dopo il meandro fossile, a -300. Zac e Wainer si fiondano subito su, e salgono in libera una ventina di metri. Di là c'è una galleriozza che prosegue in discesa. Bene! Ma per raggiungerli è meglio mettere la via in sicurezza, così attrezzano un lungo traverso e noi tre li aspettiamo al campo base.
Nell'attesa mangiamo...una scatoletta di simmenthal che era di da 6 mesi. Non vogliamo intaccare il cibo collettivo, in quanto ci rendiamo conto che non è tantissimo. Intanto i due "puliscono" un po' dai sassi. Inizia una specie di terremoto che in certi momenti fa addirittura tremare il pavimento di fango secco della nostra saletta; i sassi tuonano minacciosi giù dal camino; sembriamo in una trincea della prima guerra mondiale, con i colpi di "mortaio" che si sentono in lontananza. "Questo era vicino" dice Enrico a sottolineare un boato più grande degli altri. Si aspetta che la gragnuola finisca. Poi il silenzio, interrotto dal suono del trapano. Vado a vedere a che punto sono le cose. Il traverso è a posto, salgo su e ci infiliamo per la galleriozza. Per Wainer puzza di "già visto", e in effetto dopo qualche metro anch'io riconosco il posto: c'eravamo già stati, risalendo da un via diversa dentro la forra attiva. Pausa, andiamo a mangiare un boccone.
Torniamo al campo base e ci prepariamo per la cenetta: ci sono 3 etti di affettato e 4 etti di formaggio, ma solo mezzo chilo di pane. Mi guardano tutti malissimo, visto che la spesa l'ho fatta io. Neanche le due cioccolate (una bianca e una nera) servono a consolare, e i succhi di pera
e il gatorade sono considerati puri orpelli. Marinella divide il pane in dieci sottilissime fette, che ci serve con sopra una, massimo due, fette di salame. Per quello strano meccanismo del "principio di scarsità" tutti diventano sempre più affamati, di cibo solido, e nessuno vuol farsi il classico brodo caldo o il caffè (ne abbiamo circa 20 buste, inutili). Propongo una scatola di tonno, recuperata in mezzo ai fix, ma senza pane è dura da mandar giù. Enrico cede e va a prendere dell'acqua per fare il famoso caffè. Torna dopo un quarto d'ora, completamente zuppo: lo stillicidio sotto cui stava la bottiglia di plastica è troppo vasto, e per di più la bottiglia si è rovesciata, con il risultato che dentro c'è solo un fondo di acqua biancastra assolutamente inutilizzabile. E' proprio la classica "goccia" che fa traboccare il vaso.
Sognando polli arrosto e pizza allo speck, riprendiamo la salita. Al diavolo anche il rilievo, che destiniamo ad una prossima uscita.
La salita è lenta. Wainer lamenta continui crampi da fame, il suo stomaco in effetti parla da solo. Zac non è da meno. A metà del 60 ad Enrico si rompe il pedale, che cade in fondo al pozzo con i suoi 3 moschi appesi. Finirà il pozzo utilizzando una staffa da risalita. Alla base del 50, in
attesa che gli altri salgano, mi addormento. Anche Wainer ronfa accanto a me, dentro il suo poncho a 30 gradi. Alle 6 del mattino siamo finalmente fuori. Corriamo letteralmente ad Agliano, pensando a quello che c'è in dispensa. Confidiamo in Sauro, che sicuramente ha portato qualcosa....
Sono le 7,30. Sauro è sveglio e ci prepara un aglio, olio e peperoncino. Zac si nutre con biscotti e salame (il biscotto imbottito), io mangio una peperonata del giorno prima fredda da frigo con del cioccolato bianco, bevendo lambrusco....Andrea per poco non vomita!

Ah, dimenticavo, il traverso l'abbiamo disarmato, e l'esplorazione è al punto di prima, cioà ferma all'ENIGMA. L'aria c'è sempre, ma è instabile, alle 2 del pomeriggio usciva, alle 6 del mattino entrava.

Alla prossima
Francesco